Datagate e nuova Normativa sulla privacy

Nei primi decenni dell’era internet si è avuta una espansione naturale dell’interconnessione tra persone e cose, oggi arrivati ad aver raggiunto questo scopo,  il tema centrale è diventato quello della privacy, declinato in ogni suo aspetto, ai quali si va ad aggiungere il tema recentissimo dell’affidabilità e imparzialità delle informazioni circolanti sul web “fake news”; è questo in nuovo scenario che si gioca la partita fra grandi colossi del web, sistemi legislativi ed interessi economici e non solo.

E’ di queste settimane infatti lo scandalo Datagate che ha coinvolto pesantemente l’azienda di Mark Zuckerberg con la questione delle falle sulla privacy di Facebook, che vede l’azienda in questi giorni, impegnata a modificare in modo sostanziale la gestione della privacy del noto social network. Una delle diverse cause del problema ad esempio è la funzione di “Ricerca tramite numero di telefono“, utile quanto lesiva della privacy, funzione che verrà rimossa durante la sua ristrutturazione post Datagate.

Lo scandalo Datagate, nel pieno del suo svolgimento è nato dalle informazioni divulgate dal giornalista Edward Snowden, a seguito di una indagine giornalistica importante sulla NSA (l’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti), dai quali emergerebbero proprio l’utilizzo di social e delle altre piattaforme tecnologiche, quali strumenti di spionaggio verso leader politici e personaggi di spicco di nazioni europee e non solo.

L’argomento dunque, apre ad una spinosa questione, Facebook ma non da meno Google, si sono visti spalancare le porte dei dati personali da parte di miliardi di utenti di smartphone, che in modo leggero e spesso inconsapevole  hanno concesso ai due giganti del web di accedere ai proprio dati personali, sia tramite account social che tramite i cookies, ma sopratutto attraverso la sincronizzazione dell’account Facebook con la propria rubrica telefonica e con Whatsapp – la famosa applicazione che permette di inviare messaggi istantanei tra apparecchi mobile acquisita fra l’altro sempre dal gruppo di Mark Zuckerberg.

Facebook oggi quindi non “vede” solamente tutto quello che noi postiamo sul nostro profilo social, conversazioni comprese, ma anche quello che noi inviamo come SMS, e come messaggi whatsapp, potendo quindi acquisire una serie di dati ed informazioni davvero dettagliate sui nostri profili personali e sulle nostre vite. Ma non è da meno Google che con il sistema operativo Android è presente in circa il 50% dei dispositivi mobile del pianeta, potendo attingere alle medesime informazioni. Da questa mole di dati e da quelli acquisiti dagli inserzionisti pubblicitari che utilizzano queste piattaforme per acquisire dati tramite i loro siti web, nasce il mondo dei Big Data, da alcuni vista come une delle principali fonti di ricchezza e business del futuro.

In mezzo a tutto questo, un sistema legislativo che volutamente o no, ha trascurato i rischi e le implicazioni che questi due giganti tecnologici avrebbero comportato con la loro ascesa. Oggi diverse nazioni europee, sembrano voler almeno porre qualche argine al problema, tramite una nuova normativa UE sulla privacy che coinvolgerà non solo i grandi del web, ma anche le aziende tradizionali e quelle pubbliche che detengono dati sensibili.

Sicuramente non basterà a restituire la privacy persa a milioni di cittadin europei, ma almeno toglierà quella sensazione di onnipotenza che i grandi del web hanno acquisito in questi anni.

Per approfondire l’argomento potrete partecipare al prossimo evento Living Lab Ricerca ed innovazione 

Living Lab: Ricerca_Innovazione_Rete_Privacy