Imprenditoria al femminile: 5 modelli da seguire

Il biennio 2016-17 si ricorderà per il grande ritorno delle battaglie per i diritti delle donne, basta pensare al dibattito sul Planned Parenthood che ha infiammato l’America di Donald Trump e che ha interrogato il mondo intero su temi come la parità di genere e la salute pubblica delle donne.
Anche nel campo dell’imprenditoria i segni denotano punti positivi su tutti i fronti.

I numeri relativi ad aperture di franchising, di presenza di nuove imprenditrici, di neo start up concepite da giovani donne non fanno che aumentare. Non dovremmo nemmeno stupirci dei numeri positivi in quanto a partire dai primi veri segni concreti di emancipazione degli anni 70 l’ascesa della donna alla conquista di parità, professionale e privata, seppur lentamente, non si è mai fermata.

Secondo La Stampa sono infatti 16.900 le imprenditrici che hanno aperto un punto vendita in affiliazione (franchisee). Rappresentano il 33,15% del totale dei 51 mila imprenditori in affiliazione operanti in Italia e la percentuale delle donne imprenditrici franchisee è aumentato del 20% dal 2008 al 2014.
Le Regioni italiane col maggior tasso di presenza di donne imprenditrici in affiliazione sono: Lombardia, Lazio, Veneto, Campania, Puglia.
Nonostante ciò per quanta riguarda la situazione in Europa secondo Il Sole 24 Ore anche se nei 28 Paesi membri la popolazione femminile supera quella maschile, le donne rappresentano solo il 34,4% delle titolari d’azienda e il 30% di coloro hanno dato vita a una start up.

Ma chi intendiamo come donne imprenditrici nel 2017? Sono giovani startupper che sanno come muoversi tra i social o donne con alle spalle anni di carriera? Sono scienziate che hanno fatto della loro passione un’eccellenza? Sono tutte coloro che hanno saputo fare del proprio talento un’Impresa con milioni di fatturato?

In Europa le più lanciate sul fronte delle attività in proprio sono le greche: ben il 24% di loro, tra quelle presenti nel mondo del lavoro, sono titolari di impresa. Probabilmente di fronte ad un Paese che non riesce ad offrire supporti sociali ai cittadini causa una crisi ormai decennale, l’unica via d’uscita è l’autoimpenditorialità.
Le italiane le troviamo al quarto posto, con il 16% delle donne attive, al di sopra della media Ue al 10%. Ultime le donne norvegesi: solo il 4% di coloro che partecipano al mondo del lavoro lo fanno con un’impresa in proprio.

Ma guardiamo 5 esempi di donne che possono essere d’ispirazione per quelle più giovani:

FABIOLA GIANOTTI E’ la voce a cui è stato affidato l’annuncio all’auditorium del CERN della prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Fabiola Gianotti è forse oggi la fisica italiana più famosa al mondo. Dal 1° gennaio 2016 e per cinque anni dirigerà infatti l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare con sede a Ginevra: è la prima donna a ricevere un tale incarico. Unica italiana insieme a Miuccia Prada nella classifica di Forbes delle donne più influenti al mondo, è diplomata al Conservatorio, ha vinto l’Ambrogino d’oro ed è membro dell’Accademia dei Lincei.

MIUCCIA PRADA Se troppo brand italiani hanno finito con vendere, Miuccia Prada non solo ha difeso l’italianità del suo marchio ma ha anche comprato all’estero. Il suo successo, che ha portato l’azienda di nonno Mario ai vertici della moda internazionale, è dovuto a un approccio innovativo non solo nel disegnare capi d’abbigliamento e accessori ma anche nel vendere. Miuccia è stata infatti la prima stilista a collaborare con architetti di fama per cambiare il design dei negozi. Il suo nome ricorre nella classifica di Forbes delle donne più influenti al mondo.

LAURA IRIS FERRO rappresenta Gentium, azienda leader nel settore delle biotecnologie. Unica società italiana quotata dal 2006 al Nasdaq di New York, Gentium è stata capace di una crescita del 600% in un anno (il 2013). Milanese, laureata in Medicina e Chirurgia con una specializzazione in Psichiatria e un MBA in SDA Bocconi, dopo aver esercitato la professione di psichiatra per 14 anni Laura è entrata nell’azienda di famiglia, la Crinos Industria Farmacobiologica, per consentire il passaggio generazionale.

E chi invece non ha bisogno di ispirazione in quanto già creatrici di piccoli-grandi imperi?

IDA ADINOLFI Ha solo 21 anni e la sua insalata farcisce tutti i panini dei McDonald’s in Italia. Ida Adinolfi è la più giovane dei 20 agricoltori selezionati per il progetto Fattore Futuro di McDonald’s. Per il prossimo triennio l’agricoltrice di Montecorvo Rovella (Sa) fornirà l’insalata bio che coltiva nell’azienda agricola di famiglia ai 514 ristoranti McDonald’s nel nostro Paese. Ida ha portato a casa un contratto triennale da 1,5 milioni di euro all’anno e la soddisfazione di aver imposto se stessa e la sua idea imprenditoriale attraverso un prodotto coltivato e prodotto secondo precisi parametri di sostenibilità ambientale e innovazione.

ILARIA CHIESA Vent’otto anni, studi informatici, una laurea in Multimedialità e Dams e una grande passione, quella per i video. Che l’ha portata, giovanissima, a mettersi in proprio e nel 2015 fonda RECTV, una società di produzione audiovisiva che crea tecnologie video intelligenti con attenzione al sociale, attraverso percorsi di formazione per videomaker

MARIANNA POLETTI Aveva solo 24 anni quando ha fondato Just Knock, la piattaforma digitale dove giovani di talento possono entrare in contatto con le aziende proponendo un proprio progetto. Marianna e la sua co-founder Arianna Marin hanno creato uno staff al 90 per cento femminile, età media 27 anni.

CRISTINA COSTANZO Da uno stage, alla direzione operativa della società: è questa l’incredibile storia di Cristina Costanzo, 28 anni, che in Bringme, prima società di carpooling aziendale in Italia, era entrata per un tirocinio dopo la laurea. È stata lei, però a contribuire all’idea del passaggio da Bringme all’attuale Jojob, dove poi è stata assunta come direttore operativo e ha deciso di acquisire delle quote.