Nell’era dell’innovazione, su quali presupposti costruire una start-up oggi?

Nell’era dell’innovazione, su quali presupposti costruire una start-up oggi?

Costruire una start-up di successo non è cosa semplice, tanto più oggi, nell’era digitale che per molti versi può essere considerata ancora agli albori rispetto al potenziale in divenire dato da machine learning e della data science in particolare.

In Italia in questi anni stanno spopolando le ‘startup innovative’, di cui il 90% delle quali, per altro, non è realmente una startup e il 90% delle rimanenti fallirà in meno di anno. Serve uno sguardo obiettivo che demistifichi la mitologia attorno al mondo delle start-up italiane e offra una visione chiara e concisa di cosa siano, come si creano e come funzionino, attraverso lo studio di specifiche case history di successo e dall’analisi sull’esperienza data dai molti fallimenti.

Invece di idee sterili e spesso accademiche, serve l’analisi di storie vere e di una narrativa senza filtri da parte di chi ci ha provato ed ha fallito. Serve pensare ad un osservatorio che possa essere un punto di riferimento e di consulenza per i futuri imprenditori digitali, che permetta un percorso di trasformazione di un’idea in una startup, evitando di investire su idee futili, di fare errori stupidi e di perdere tempo, soldi e reputazione. Questo non vuol dire che cosi facendo tutte le start-up avranno successo, ma semmai che si potrà da un lato accrescere la cultura imprendoriale del paese grazie allo studio ed alla condivisione delle esperienze, e dall’altro incrementare di signficiativi punti percentuali le start-up che invece di fallire avranno successo.

Quali sono i punti su cui focalizzarsi in fase di costituzione di una start-up tecnologica?

Oggi le dinamiche del business design appaiono sempre più vacue, i concetti di target di mercato, di posizionamento e di brand vacillano sempre più, mentre trova consenso nelle case history il saper rispondere ad esigenze manifeste o latenti del mercato, agendo su logiche di “posizionamento differenziante”, ossia il saper creare qualcosa che semplicemente prima non c’èra.

Chiaramente solo questo non basta, una volta poggiate le basi su una “value idea” che si traduca in un business design vincente, è utile che questo si sorregga su uno specifico know-how imprenditoriale, che veda dunque imprenditori assai competenti nell’ambito di business in cui andranno ad operare. Questo è il secondo aspetto che si sta nella statistica dei casi di successo, dimostrando fondamentale, aspetto che spesso in Italia ma non solo, viene invece assai sottovalutato.

Se da un lato è più facile evolvere un prodotto che creare qualcosa da zero, nell’era digitale e della new economy, sono propio quelle aziende che nascono su preorgative totalmente nuove che divengono “unicorni”, ossia quelle aziende che nella Silicon Valley vengono considerate oggi delle start-up, cioè quelle con un potenziale di fatturato di almeno un miliardo di dollari entro i primi cinque anni. Questa prerogativa chiama in gioco un’altro fattore oggi ritenuto fondamentale per una start-up, ossia quello di poter realizzare uno scale-up del business in tempi rapidi, il quale si traduce automaticamente nella capacità di generare flussi di cassa.

Uber, AirB&B, Paypal, Whatsapp etc… cosa  accomuna davvero questi casi di successo?

Sicuramente non sarà stato il business plan con segno positivo a 10 anni, o il numero di zeri sui fatturati previsti ad accomunare queste aziende, come nemmeno i fondi di investimento o i business angels che hanno preso parte al loro sviluppo. Il vero comune denominatore semmai è da riscontrare in due elementi fondamentali:

  • innovative value idea
  • elevato know-how di settore dei fondatori

Appare evidente come sia assai probabile che un’idea innovativa possa nascere più facilmente da chi ha una padronanza di un determinato settore o argomento, congiuntamente ad una fervida immaginazione ed inutito per i bisogni latenti delle persone, che poi andranno a configurarsi come mercato, rispetto a chi spera di trovare spazio creando qualcosa che appare come una pallida evoluzione di qualcosa che già esiste.

Tutti gli altri fattori per quanto importanti, sono solo il contorno non indispensabile su cui questi progetti si sono sviluppati, giacchè con queste preorogative, tutti gli altri aspetti si rendono facili e si esplicano in modo quasi automatico e conseguenziale.

Quali sono dunque le caratteristiche tipiche di chi ha idee di business che divengono start-up di successo?

Le diverse case history convergono tutte o quasi verso questi pochi elmenti fondamentali, che portano a partorire l’idea geniale per una start-up vincente, a cui ovviamente andrà aggiunta la caratteristica fondamentale di un elevato mindset per il business, e sono:

  • elevato know-how in un argomento specifico
  • elevato intuito verso i bisogni manifesti o latenti delle persone
  • capacità di creare connessioni fra argomenti e contesti apparentemente non connessi

I casi di successo in altre parole dimostrano che le start-up milionarie nascono più sulle basi di qualità empatiche quali l’intuito e intellettive quali la capacità di fare connessioni, unitamente alla padronanza di un argomento o di un segmento di business, piuttosto che da titoli di studio particolari o da prerogative puramente tecniche magari date da pregresse esperienze manageriali.

Quali sono invece gli elementi principali su cui si orientano business angels e finanziatori?

Può sembrare facile rispondere a questa domanda, ma sicuramente si finirebbe per sbagliare la risposta, giacchè ogni aspirante imprenditore pensa al business plan quale documento fondamantale per avere credibilità finanziaria, tralascinado di considerare invece gli aspetti umani quali elemento oggi ritenuto determinante anche in Italia al fine di ricevere sostenibilità finanziaria da parte dei pochi business angels presenti.

Ancora una volta, si vedranno chiamati in gioco, non gli zeri o le previsioni di crescita esposte sul business plan, ma dei fattori tipicamente umani… avete per altro mai visto un business plan con previsionali col segno “-” ? eppure quasi tutte le start-up falliscono! 

Gli elementi fondamentali per raccogliere investitori e partners finanziari saranno ancora una volta due, di cui uno lo abbiamo citato poc’anzi:

  • elevato know-how di settore dei fondatori
  • capacità di generare cash-flow in tempi brevi

Ebbene si, per un investirore trovarsi di fronte ad un imprenditore che ha un elevato know-how specifico nel settore in cui vuole intraprendere è l’elemento fondamentale, prima ancora dell’idea. L’altro elemento fondamentale è la dimostrata capacita di poter generare flussi di cassa in tempi assai ridotti, rendendosi dunque capaci di rimborsare il capitale finanziato mettendo al sicuro il finanziatore; e se poi la start-up divenisse un successo planetario, allora l’investitore sarà contento di parteciparvi come azionista.

Avviare una start-up tecnologica dunque non è un gioco facile, ma avere le adeguate conoscenze nel proprio settore di business ed una capacità di cogliere la modernità può permettere di poggiarla su giuste basi; sicuramente il modo migliore per avere concrete possibilità di successo.

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