Categoria: Aziende

PRODUCT DESIGN WORKFLOW: analisi di un caso reale

PRODUCT DESIGN WORKFLOW: analisi di un caso reale

STRUMENTI PER IL DESIGN

workshop e seminario on line

  

FONDO SOCIALE EUROPEO
POR 2014 – 2020 – Ob. “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione

DGR 1311/2018 – Protagonisti del cambiamento
LINEA 1 – VALUE CHAIN: Tecnologie abilitanti e nuovi modelli di business

 

La Regione del Veneto, in merito alla DGR 1311/2018 vi invita ai Workshop gratuiti e ON Line che si terranno in collaborazione con Paradigma Srl venerdì 30 Settembre dalle 14:00 alle 18:15.

 

EVENTO 1 | PRODUCT DESIGN WORKFLOW

14.00-16:00

Verrà preso in esame un case study reale e verranno analizzate le fasi di progettazione 3D, animazione e video rendering e simulazione in realtà virtuale.

  • Introduzione al Product Design – Concept Phase.
  • Case study “NEXT” – Workflow di progettazione e programmi utilizzati: Modellazione Meccanica: Fusion 360 (modellazione parametrica)

 

EVENTO 2 | STRUMENTI PER IL DESIGN

16:15-18:15

Verranno analizzati gli strumenti per il designdi prodotto offerti dalle nuove tecnologie.

  • Animazione 3D e video rendering: Blender 3D
  • Esperienza in Realtà Virtuale e Simulazione Stradale: Unity 3D (game engine)

 

RELATORI

Antonio Guadagnino – Imprenditore seriale, innovation designer.
Co-fondatore e CEO di Paradigma, innovation hub dedicato a tecnologie esponenziali.
Sostenitore di un nuovo modello sostenibile di innovazione basato sul vantaggio sistemico all’interazione da parte di istituzioni, imprese, consulenti, enti di formazione, investitori.

Tommaso Gecchelin – Inventore fondatore e CTO di NEXT Future Transportation. Designer dell’innovazione per aziende in tutto il mondo, unendo le competenze scientifiche e tecnologiche con la metodologia progettuale avanzata, creando soluzioni per problemi di vario tipo, soprattutto riguardanti l’impatto del fattore umano su sistemi complessi.

 

CHI PUO’ PARTECIPARE

Occupati e disoccupati residenti o domiciliati in Veneto.

 

ISCRIZIONI

Per iscriversi vi invitiamo a compilare e inviare il form che trovate QUI entro e non oltre giovedì 29 ottobre 2020.

 

MAGGIORI INFORMAZIONI

selezione@eduforma.it | 049 8935833 

Come parlare in pubblico e utilizzare al meglio la tecnologia

Come parlare in pubblico e utilizzare al meglio la tecnologia

Come parlare in pubblico e utilizzare al meglio la tecnologia

Quella di parlare in pubblico è un’arte che richiede tanto esercizio e dedizione. Nonostante si senta molto parlare di public speaking in epoca contemporanea, questa disciplina non è affatto da considerarsi nuova:  basta pensare che uno dei più grandi maestri dell’ars oratoria fu Cicerone, filosofo e celebre oratore della Roma antica.

Ma quali sono le regole fondamentali per fare una presentazione efficace?

Innanzitutto bisogna conoscere il pubblico. Chi sono le persone che ascolteranno il tuo discorso?
In secondo luogo affina un tuo stile, cerca di assumere un tuo modo personale di esporre lo speech, è fondamentale essere professionali ma lo stile, la particolarità e l’originalità è fondamentale per rimanere impressi nella mente del pubblico. Familiarizza con l’ambiente in cui dovrai tenere il tuo discorso, percepiscine gli spazi, fallo tuo, non aver paura.

Ora è il momento di testare tutte le apparecchiature, perché non c’è nulla di più stressante di un imprevisto all’ultimo minuto legato a qualche apparecchio tecnologico. Controlla il microfono, il PC, lo schermo e la connessione internet: avere il pieno controllo degli strumenti che userai è fondamentale.
Il successo di una presentazione, sia verso un vasto pubblico che nel contesto di riunioni o incontri con clienti e partner, dipende sempre di più dagli strumenti che utilizziamo per rendere accattivanti i contenuti da proporre ed è basilare che questi funzionino perfettamente. Fermo restando che il core di una presentazione è prima di tutto il messaggio con cui vogliamo raggiungere il pubblico, il ricorso a programmi software è principalmente un mezzo attraverso cui facilitare l’ascolto degli interlocutori e mantenere alta l’attenzione verso i passaggi ritenuti più rilevanti.

In questo senso l’intervento che verrà erogato dal 15 Febbraio di Digital Public Speaking promosso da Eduforma e finanziato dalla Regione, si pone l’obiettivo di analizzare i principali strumenti software per costruire una presentazione efficace utilizzando presentazioni statiche, video o immagini in relazione alle caratteristiche dei temi trattati, del  pubblico target e dei tempi di presentazione. All’interno dell’attività formativa si approfondirà lo strumento video come elemento dinamico e funzionale ad attirare l’attenzione, sia nell’introduzione ad un’ argomento che per spezzare il ritmo e creare maggiore dinamismo nel discorso.

All’interno dell’attività formativa si approfondirà lo strumento video come elemento dinamico e funzionale ad attirare l’attenzione, sia nell’introduzione ad un argomento che per spezzare il ritmo e creare maggiore dinamismo nel discorso. I contenuti tecnici saranno accompagnati da specifiche indicazioni sulle strategie di public speaking per aumentare la sincronia tra l’eloquio e lo strumento digitale prescelto, completando la competenza dei partecipanti nella gestione di un discorso in pubblico.

Il progetto specifico che fa riferimento alla DGR 1311/2018 e finanziato dalla Regione è rivolto ad un pubblico dipendete di azienda e ha lo scopo principale di accompagnare i lavoratori, nei processi di cambiamento, con l’obiettivo di permettere alle persone di cogliere i vantaggi del cambiamento, divenendo esse stesse protagoniste del proprio progetto di carriera.

Sei interessato a iscriverti al workshop?
Clicca sul link sottostante e scopri come aderire!

GDPR: diritti, doveri e vantaggi per un’azienda

GDPR: diritti, doveri e vantaggi per un’azienda

GDPR diritti, doveri e vantaggi per un’azienda

Se cercate informazioni su internet riguardo il General Data Protection Regulation (GDPR), troverete molti articoli riguardanti l’enorme ammontare delle multe previste in caso di mancato adeguamento, dipingendo questo come un insieme di molteplici e complicati compiti da assolvere creati solo per complicare la vita ai titolari d’azienda.


Ovviamente le sanzioni previste non permettono ad alcuno di sottovalutare i diritti e i doveri imposti da tale regolamento, ma ponendo l’attenzione solo sul lato sanzionatorio spesso il processo di adeguamento viene percepito come un’ incombenza che ostacola il normale svolgersi delle attività.
Adottare nuovi principi di compliance GDPR permette alle aziende di divenire più competitive e più efficienti, poiché al centro di ogni processo e flusso sul dato i diritti dei consumatori sono protagonisti, le aziende quindi hanno l’opportunità di ripensare profondamente i processi ed i flussi che muovono i dati all’interno dei diversi comparti aziendali migliorando e svecchiando le proprie pratiche aziendali e tenendo il passo con lo stato dell’arte della tecnologia.
Di seguito cinque punti importanti di vantaggio, conseguenza di un corretto adeguamento:

  1. Accrescere la sicurezza informatica dell’azienda;
  2. Migliorare la gestione di dati e nello specifico dei dati personali;
  3. Incrementare il ritorno degli investimenti marketing (ROI);
  4. Potenziare la fiducia e la fedeltà dell’audience;
  5. Abbracciare una nuova cultura di business.

Accrescere la sicurezza informatica dell’azienda

Ovviamente non ci sono compagnie al mondo che possono permettersi di ignorare la propria sicurezza informatica, visti i costi o le perdite derivate da un data breach o un rallentamento dell’azienda dovuto a furti o perdite di dati cruciali per i processi aziendali.
Ha senso prendere la privacy seriamente poiché può aiutare a creare un flusso di dati consapevole dal punto di vista della sicurezza.
Il General Data Protection Regulation richiede alle aziende di indicare le proprie strategie di sicurezza e di adottare adeguate misure amministrative e tecnologiche per garantire la protezione dei dati personali dei cittadini europei. È quasi impossibile riuscire a garantire la sicurezza e l’integrità di certi dati lasciandone altri fuori. Infatti, il regolamento incoraggia a valutare e migliorare le infrastrutture, costruire un più sano processo di protezione dei dati e un monitoraggio continuo e costante dello stato di sicurezza. Questi interventi possono ridurre gli spazi d’attacco, comprendendo meglio ciò che avviene all’interno delle infrastrutture IT e diminuire la percezione, che molte aziende hanno con chi per loro si occupa di gestire il comparto IT, che ci sia una “tributo in tecnologia” da pagare, nel momento che la prevenzione ed il monitoraggio riduce i costi di manutenzione e recupero dei dati (prevenire è meglio che curare).

Migliorare la gestione di dati e nello specifico dei dati personali

Per raggiungere l’adeguamento, si deve sapere precisamente quali informazioni sensibili si possiedono analizzando tutti i tipi di dati posseduti. Questo consentirà di minimizzare i tipi di dati da raccogliere e conservare, organizzare meglio i database e definire un processo di gestione dati.

Si dovranno individuare e risolvere le ridondanze, i dati non più utili perché soggetti all’obsolescenza digitale e i file conservati nonostante non abbiano più alcuna rilevanza economica. Pulendo i dati si abbatteranno i costi di storage (stoccaggio) e di processing (processamento) eliminando data ROT (dati degradati), e dati personali parziali dei clienti. Questi dati rappresentano un grosso ostacolo alla compliance GDPR divenendo un rischio per la propria organizzazione. Perché prendersi la responsabilità di qualcosa che non ha più valore?

Dopo aver analizzato tutti i dati posseduti, si devono rendere i dati ricercabili e indicizzati. Garantendo la possibilità di eseguire quelle operazioni atte a garantire parte dei diritti sanciti dal regolamento quali: cancellazione, oblio e trasferimento. D’altro canto questa attività permetterà ai dipendenti di avere a disposizione dati sempre utiliin ordine, aggiornati, ma soprattutto, prontamente reperibili.

Incrementare il ritorno degli investimenti marketing (ROI)

Secondo il GDPR le aziende devono implementare una politica di acquisizione dati, che includa modalità di raccolta consensi utili a documentare il permesso ottenuto al trattamento dei dati personali, unito ciò alla bonifica dei dati degradati o parziali, renderanno i database posseduti liste di clienti/utenti sicuramente disposti ad essere raggiunti dalle operazioni di re-marketing previste alle quali abbiano dato il consenso.

Si potrà, di conseguenza, avere un quadro più definito dell’audience interessata al proprio brand. In questo modo si avrà una maggiore percentuale di clic ed un maggior numero di conversioni e condivisione; quindi il budget dedicato al marketing sarà speso meglio e più saggiamente incrementando il ROI.

Potenziare la fiducia e la fedeltà dell’audience

L’adeguamento al GDPR può supportare l’azienda nel costruire relazioni di fiducia con i consumatori propri e non. Quando si raccolgono i consensi bisogna essere chiari e trasparenti riguardo a l’uso che faremo dei dati raccolti. Visto che i consumatori diventano sempre più sospettosi riguardo a come le aziende usino i loro dati, la trasparenza e la responsabilità incoraggiano la fiducia del consumatore.

Abbracciare una nuova cultura di business

Perché non provare ad essere un’azienda amica della privacy? Le aziende dovrebbero pensare ai propri Brand come elementi della società che non si limitino a consumare e sostenersi ma che contribuiscano alla crescita dei valori della comunità nella quale operano.
Adeguarsi al GDPR sicuramente non è semplice, un leader saggio raccoglie questa sfida come qualcosa di estremamente importante, qualcosa di più importante che compiere il minimo sforzo, necessario a non incorrere in sanzioni.
Il GDPR è la nuova opportunità per eccellere!!!

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Corso DPO – Data Protection Officer – Edizione 2019

Nell’era dell’innovazione, su quali presupposti costruire una start-up oggi?

Nell’era dell’innovazione, su quali presupposti costruire una start-up oggi?

Nell’era dell’innovazione, su quali presupposti costruire una start-up oggi

Costruire una start-up di successo non è cosa semplice, tanto più oggi, nell’era digitale che per molti versi può essere considerata ancora agli albori rispetto al potenziale in divenire dato da machine learning e della data science in particolare.

In Italia in questi anni stanno spopolando le ‘startup innovative’, di cui il 90% delle quali, per altro, non è realmente una startup e il 90% delle rimanenti fallirà in meno di anno. Serve uno sguardo obiettivo che demistifichi la mitologia attorno al mondo delle start-up italiane e offra una visione chiara e concisa di cosa siano, come si creano e come funzionino, attraverso lo studio di specifiche case history di successo e dall’analisi sull’esperienza data dai molti fallimenti.

Invece di idee sterili e spesso accademiche, serve l’analisi di storie vere e di una narrativa senza filtri da parte di chi ci ha provato ed ha fallito. Serve pensare ad un osservatorio che possa essere un punto di riferimento e di consulenza per i futuri imprenditori digitali, che permetta un percorso di trasformazione di un’idea in una startup, evitando di investire su idee futili, di fare errori stupidi e di perdere tempo, soldi e reputazione. Questo non vuol dire che cosi facendo tutte le start-up avranno successo, ma semmai che si potrà da un lato accrescere la cultura imprendoriale del paese grazie allo studio ed alla condivisione delle esperienze, e dall’altro incrementare di signficiativi punti percentuali le start-up che invece di fallire avranno successo.

Quali sono i punti su cui focalizzarsi in fase di costituzione di una start-up tecnologica?

Oggi le dinamiche del business design appaiono sempre più vacue, i concetti di target di mercato, di posizionamento e di brand vacillano sempre più, mentre trova consenso nelle case history il saper rispondere ad esigenze manifeste o latenti del mercato, agendo su logiche di “posizionamento differenziante”, ossia il saper creare qualcosa che semplicemente prima non c’èra.

Chiaramente solo questo non basta, una volta poggiate le basi su una “value idea” che si traduca in un business design vincente, è utile che questo si sorregga su uno specifico know-how imprenditoriale, che veda dunque imprenditori assai competenti nell’ambito di business in cui andranno ad operare. Questo è il secondo aspetto che si sta nella statistica dei casi di successo, dimostrando fondamentale, aspetto che spesso in Italia ma non solo, viene invece assai sottovalutato.

Se da un lato è più facile evolvere un prodotto che creare qualcosa da zero, nell’era digitale e della new economy, sono propio quelle aziende che nascono su preorgative totalmente nuove che divengono “unicorni”, ossia quelle aziende che nella Silicon Valley vengono considerate oggi delle start-up, cioè quelle con un potenziale di fatturato di almeno un miliardo di dollari entro i primi cinque anni. Questa prerogativa chiama in gioco un’altro fattore oggi ritenuto fondamentale per una start-up, ossia quello di poter realizzare uno scale-up del business in tempi rapidi, il quale si traduce automaticamente nella capacità di generare flussi di cassa.

Uber, AirB&B, Paypal, Whatsapp etc… cosa  accomuna davvero questi casi di successo?

Sicuramente non sarà stato il business plan con segno positivo a 10 anni, o il numero di zeri sui fatturati previsti ad accomunare queste aziende, come nemmeno i fondi di investimento o i business angels che hanno preso parte al loro sviluppo. Il vero comune denominatore semmai è da riscontrare in due elementi fondamentali:

  • innovative value idea
  • elevato know-how di settore dei fondatori

Appare evidente come sia assai probabile che un’idea innovativa possa nascere più facilmente da chi ha una padronanza di un determinato settore o argomento, congiuntamente ad una fervida immaginazione ed inutito per i bisogni latenti delle persone, che poi andranno a configurarsi come mercato, rispetto a chi spera di trovare spazio creando qualcosa che appare come una pallida evoluzione di qualcosa che già esiste.

Tutti gli altri fattori per quanto importanti, sono solo il contorno non indispensabile su cui questi progetti si sono sviluppati, giacchè con queste preorogative, tutti gli altri aspetti si rendono facili e si esplicano in modo quasi automatico e conseguenziale.

Quali sono dunque le caratteristiche tipiche di chi ha idee di business che divengono start-up di successo?

Le diverse case history convergono tutte o quasi verso questi pochi elmenti fondamentali, che portano a partorire l’idea geniale per una start-up vincente, a cui ovviamente andrà aggiunta la caratteristica fondamentale di un elevato mindset per il business, e sono:

  • elevato know-how in un argomento specifico
  • elevato intuito verso i bisogni manifesti o latenti delle persone
  • capacità di creare connessioni fra argomenti e contesti apparentemente non connessi

I casi di successo in altre parole dimostrano che le start-up milionarie nascono più sulle basi di qualità empatiche quali l’intuito e intellettive quali la capacità di fare connessioni, unitamente alla padronanza di un argomento o di un segmento di business, piuttosto che da titoli di studio particolari o da prerogative puramente tecniche magari date da pregresse esperienze manageriali.

Quali sono invece gli elementi principali su cui si orientano business angels e finanziatori?

Può sembrare facile rispondere a questa domanda, ma sicuramente si finirebbe per sbagliare la risposta, giacchè ogni aspirante imprenditore pensa al business plan quale documento fondamantale per avere credibilità finanziaria, tralascinado di considerare invece gli aspetti umani quali elemento oggi ritenuto determinante anche in Italia al fine di ricevere sostenibilità finanziaria da parte dei pochi business angels presenti.

Ancora una volta, si vedranno chiamati in gioco, non gli zeri o le previsioni di crescita esposte sul business plan, ma dei fattori tipicamente umani… avete per altro mai visto un business plan con previsionali col segno “-” ? eppure quasi tutte le start-up falliscono! 

Gli elementi fondamentali per raccogliere investitori e partners finanziari saranno ancora una volta due, di cui uno lo abbiamo citato poc’anzi:

  • elevato know-how di settore dei fondatori
  • capacità di generare cash-flow in tempi brevi

Ebbene si, per un investirore trovarsi di fronte ad un imprenditore che ha un elevato know-how specifico nel settore in cui vuole intraprendere è l’elemento fondamentale, prima ancora dell’idea. L’altro elemento fondamentale è la dimostrata capacita di poter generare flussi di cassa in tempi assai ridotti, rendendosi dunque capaci di rimborsare il capitale finanziato mettendo al sicuro il finanziatore; e se poi la start-up divenisse un successo planetario, allora l’investitore sarà contento di parteciparvi come azionista.

Avviare una start-up tecnologica dunque non è un gioco facile, ma avere le adeguate conoscenze nel proprio settore di business ed una capacità di cogliere la modernità può permettere di poggiarla su giuste basi; sicuramente il modo migliore per avere concrete possibilità di successo.

Il profilo del docente all’interno delle organizzazioni scolastiche: prevenzione e rischio burnout

Il profilo del docente all’interno delle organizzazioni scolastiche: prevenzione e rischio burnout

Il profilo del docente all’interno delle organizzazioni scolastiche prevenzione e rischio burnout

La promozione del benessere picologico nella comunità scolastica, mediante interventi finalizzati a contrastare problemi di disagio, di disadattamento e di stress degli insegnanti, si traduce in un efficace e significativo servizio ai destinatari privilegiati, ossia gli allievi che, trovandosi in fase di crescita e formazione, necessitano delle migliori opportunità.

Il ruolo professionale può essere definito come la rappresentazione di sé nel lavoro e un insieme di comportamenti richiesti per coprire una posizione lavorativa.

Identificarsi in un ruolo può essere importante, infatti quando c’è discrepanza tra il ruolo ascritto e quello percepito si possono verificare frustrazioni che rischiano di compromettere l’identità personale e l’efficacia nel lavoro. È fondamentale approfondire gli aspetti della utilità del ruolo ricoperto da un docente all’interno del sistema scolastico, la soddisfazione percepita del clima organizzativo, il riconoscimento dell’impegno e della preparazione da parte dei colleghi e della società e la responsabilità data dal ruolo professionale ricoperto.

Per promuovere il benessere lavorativo sarebbe ottimale incrementare una forte coesione interna dei lavoratori della scuola laddove non fosse presente.

Le istituzioni scolastiche dovrebbero incoraggiare lo sviluppo di quelle abilità e competenze necessarie per migliorare le relazioni di ruolo, tra colleghi. Una comunicazione collaborativa e la capacità di gestione dei processi interpersonali esercitano un aspetto cruciale nel successo dell’istituto.

Negli ultimi anni vi è la tendenza nei docenti di  rifiutare aggiornamenti sia di tipo  formativo, riguardanti  metodologie di insegnamento, che di tipo psicologico. È quindi importante individuare gli strumenti necessari per individuare lo stato di malessere derivato da burnout per creare il sostegno emotivo che potrà favorire il reinserimento di chi si trova in difficoltà.

Sarebbe utile prevedere un programma preventivo da attuarsi in  tre modalità: una prevenzione primaria per attuare forme di “benessere socio-ambientale”  promuovendo la tutela della salute della collettività, una prevenzione volta ad individuare i primi sintomi del burnout cercando di eliminare la conflittualità all’interno del gruppo, promuovendo la crescita psicologica dei singoli, la prevenzione terziaria avviene in una fase avanzata del burnout ed è collegata alla cura del disturbo (Messineo e Messineo, 2000). Nella prevenzione del disturbo risulta importante il sostegno sociale che  diventa un supporto emotivo, informativo, interpersonale e materiale  che è possibile attraverso un continuo feedback con la realtà lavorativa.

I continui cambiamenti sociali costringono la scuola, in quanto punto di riferimento per la crescita, l’educazione e l’istruzione dei giovani, ad uniformarsi alla realtà, aumentando le richieste nei confronti dei docenti.

Infatti, è sempre più pressante la richiesta nei confronti dei docenti di educare gli studenti a promuovere la loro crescita personale, dando delle risposte concrete ai loro bisogni e le loro aspettative. Tutto questo richiede, da parte dei docenti, un coinvolgimento emotivo e capacità personali che non sempre si possiedono. Questa ridotta capacità di favorire la crescita culturale e professionale degli studenti, porta l’insegnante a sentimenti di ridotta realizzazione professionale.
All’interno della scuola, un ruolo importante (anche in forma preventiva) può essere svolto dal dirigente scolastico. Ridurre le discrepanze tra persone e lavoro, cercare di promuovere l’impegno dei docenti, aumentando gli aspetti positivi e valorizzando il ruolo degli insegnanti, è un compito  che richiede  da parte del dirigente scolastico una capacità di ricevere input e feedback costanti da parte del corpo docenti prima di apportare modifiche nella gestione delle risorse umane.

La Data Science come nuova opportunità di lavoro per statistici e matematici

La Data Science come nuova opportunità di lavoro per statistici e matematici

La Data Science come nuova opportunità di lavoro per statistici e matematici

La Data Science è quella branca che sviluppa la scienza dei dati tramite l’insieme di principi metodologici e tecniche multidisciplinari, volta ad estrarre conoscenza dai dati attraverso la relativa fase di analisi e interpretazione degli stessi da parte di un esperto.

Statistica, matematica e discipline scientifiche, trovano nuovi ambiti di applicazione nella Data Science

Questa disciplina dunque attinge a diversi ambiti di studio e a diversi principi metodologici, trovando però la sua parte fondamentale nell’analisi critica dei dati in relazione ad eventi misurati. L’analisi critica dei dati viene supportata in fase predittiva da discipline quali la statistica e da alcuni ambiti della matematica.  Ecco perchè queste due discipline divengono sempre più coinvolte in molti settori che utilizzano la Data Science, in particolare quello economico finanziario e quello bancario, ma non solo, anche quello medico scientifico, cosi come in molti comparti tecnologici.

La Data Science per la gestione delle problematiche comuni

Gli algoritmi che concorrono a studiare i dati raccolti da diverse fonti ed in particolare dal mondo dal digitale, richiedono una capacità di analisi che si può giovare della capacità di creare relazione e analisi predittiva tra dati, anche quando questi non appaiono intimamente connessi fra loro. Possiamo vedere questo ad esempio nelle diverse piattaforme web dedicate alla risoluzione di problematiche complesse e comuni, dove la Data Science interviene nel trovare soluzioni analizzando i dati forniti come contributo dato da molti utenti. Utilizzi di questo tipo se ne fanno per esempio in ambito medico per prevedere virus influenzali e di diversa natura, ma anche per studiare, ad esempio, le relazioni fra comportamenti e patologie mediche.

Più di recente, probabilmente sempre più in futuro, la raccolta e la condivisione delle informazioni avviene tramite una nuova tecnologia di rete chiamata blockchain, ossia una struttura di condivisione dati, che basa la sua efficacia sulla decentralizzazione, condivisione e immutabilità dei dei dati stessi, oltre che sul concetto di fiducia che accompagna in questo servizio gli utilizzatori, congiuntamente a quello di community.  A queste rivoluzionarie caratteristiche, si aggiungono inoltre la crittografia e la trasparenza dei dati.

Data Science: dagli algoritmi al decision making

Vediamo dunque come queste tecnologie stiano concorrendo a creare i presupposti per figure professionali nuove, quali quella del Data Scientist, che prevedibilmente troveranno anche ambiti di specializzazione propri, ad esempio nell’ambito medico, in quello economico e finanziario, in quello geologico e cosi via. Diviene evidente, quindi, quanto ambiti di studio quali quelli statistici e matematici, ma anche economici, finanziari e di diverse altre discipline, possano trovare nuovi ambiti di applicazione nella Data Science.

data scientist

Sarà infatti richiesta non solo la capacità di creare algoritmi, attingendo appunto da questi ambiti metodologici e di studio, quindi una capacità di analisi funzionale e dei processi logico-informatici, ma anche una capacità fondamentale di interpretazione dei dati e di risposta decisionale in relazione agli stessi.

Capiamo dunque, come si creeranno i presupposti lavorativi per gli ambiti che riguardano la creazione degli algoritmi di Data Science e quelli invece rivolti all’analisi dei dati tramite cruscotti di data intelligence analysis, ossia volti a favorire un’interpretazione ottimale degli stessi in fase di decision making. Nuove professioni dunque sono alle porte, altre ne nasceranno con il perfezionamento e l’espansione sul mercato delle nuove tecnologie; aggiornarsi ed avere un atteggiamento precursivo potrà favorire sicuramente una maggior riuscita in ambito lavorativo ed occupazionale negli anni a venire.

Cosa significa Industria 4.0? Strumenti e benefici per le aziende

Cosa significa Industria 4.0? Strumenti e benefici per le aziende

Cosa significa Industria 4.0 Strumenti e benefici per le aziende

L’industria nel tempo ha cambiato forma, quando questi cambiamenti hanno condizionato profondamente i processi si è sempre parlato di rivoluzione.


Siamo oggi alla quarta rivoluzione industriale, questa prende il nome di Industria 4.0 poiché la natura di questa evoluzione è strettamente legata al web, infatti gli strumenti introdotti nei processi aziendali sono estensioni di internet applicati al mondo fisico.
Gartner alla fine del XX secolo coniò il termine Supranet, per indicare il processo di fusione del mondo di internet con quello fisico, l’Industria 4.0 rappresenta la maturità di questa rete ormai integrata nei processi di piccole e grandi realtà aziendali.
Protagonisti di questa evoluzione sono gli oggetti appartenenti al mondo dell’internet delle cose (Internet of things in inglese acronimo IoT), oggetti capaci di raccogliere autonomamente informazioni e comunicarle attraverso internet. I dati che questi oggetti trasmettono, una volta raccolti e strutturati, possono essere trattati con logiche di Big Data e Machine Learning al fine di produrre dati previsionali o storici utili ad aumentare l’efficienza delle aziende, appartenenti a qualsiasi settore.

L’Industria 4.0 nasce quindi per agevolare i processi produttivi, indispensabili per tutti.

L’IoT e i Big Data sono strumenti che aprono un mare di possibilità alle imprese in tutti i settori dell’economia: le nuove tecniche di lavorazione apportano numerosi vantaggi, soprattutto ai processi produttivi, resi più veloci ed efficienti. Gli impianti sono controllati da unità centrali, in grado di individuare falle e anomalie e, in alcuni casi, anche capaci di correggere i guasti. E, soprattutto, tutte le macchine utilizzate in azienda sono connesse in rete. Nella logistica grazie ai tag RFid ogni prodotto può essere monitorato ed inventariato a distanza grazie a delle antenne capaci di contare in pochi minuti tutti i colli di magazzino.

Dalla catena di montaggio al negozio: l’IoT incrementa l’efficienza.

Queste tecnologie integrate nei punti vendita li rendono “intelligenti”. Ad introdurre questi strumenti all’interno dei propri punti vendita sono soprattutto grosse catene di negozi, queste usando i Big Data ed il Machine Learning possono prevenire molti dei problemi che tradizionalmente questo settore incontra nella gestione tradizionale: sotto scorte di magazzinotempi lunghi dedicati ad inventariare gli scaffali e prezzare/rietichettare i prodotti; aumentando efficienza e riducendo tempi e spazi.

Il negozio pertanto, diventa intelligente.

Grazie a iBEACONQr code e NFC lo smartphone dei clienti, dotato di apposita app, diventa lo strumento per raccogliere dati utili, grazie ai quali è possibile ad esempio:

  • Tracciare i flussi all’interno del punto vendita, rilevando il punto di maggior passaggio ove eventualmente posizionare un prodotto da evidenziare o un cartello importante.
  • Permettere ai clienti di scoprire in autonomia la composizione di un prodotto, le specifiche tecniche o semplici curiosità legate al prodotto o al Brand.
  • Richiedere feedback su una serie di prodotti ancora in fase di progettazione per venire meglio incontro al gusto dei propri clienti.
  • Il cliente può scegliere con una scansione dal proprio cellulare un prodotto che poi potrà ritirare in cassa oppure gli verrà spedito a casa.
  • Pagare direttamente da app eventuali i prodotti presenti in negozio evitando la fila alle casse.

Questo permette di razionalizzare gli spazi di magazzino e di negozio, liberando i dipendenti dalle classiche incombenze di inventario e di cassa, e permettendo quindi di impiegare queste risorse a nuovi concept di customer care, implementando ad esempio spazi di svago, caffetterie, internet point e così via, donando una esperienza più social di interazione tra i clienti magari con iniziative d’incontro.

Come attrarre nuove risorse tramite il Social Recruiting?

Come attrarre nuove risorse tramite il Social Recruiting?

Come attrarre nuove risorse tramite il Social Recruiting

Il settore della ricerca e selezione del personale è diventato fortemente competitivo e le aziende per restare al passo con i tempi devono necessariamente adottare nuove strategie per attrarre i candidati.

I social network offrono valide alternative ed opportunità per raggiungere determinati target di candidati e per promuovere un’offerta di lavoro. La nostra presenza sui social media ci aiuta a trovare maggiori informazioni prima di incontrare un candidato o un potenziale fornitore.

La strategia del social recruiting viene sempre di più adottata dalle aziende per due motivazioni principali:

  • I candidati sono tendenzialmente utenti passivi, non stanno cercando nuove opportunità e di conseguenza non consultano i siti di job posting e nemmeno le career page delle aziende.
  • Questi candidati sono però attivi sui social media e magari sono già follower della pagina aziendale.

Per le aziende non risulta semplice scegliere il candidato più in linea secondo le loro esigenze, anche grazie alla disintermediazione delle informazioni, ora è il talento che sceglie la migliore realtà organizzativa. Il comportamento messo in atto è molto simile a un sito e-commerce per i clienti, la pagina social della nostra azienda dice molto di chi siamo e di ciò che ci distingue dagli altri potenziali datori di lavoro.

La giornata tipo del social recruiter varia spaziando da uno social all’altro alla ricerca del candidato più in linea con la job description, partendo sempre dal presupposto che il candidato perfetto non esiste. I canali più utilizzati sono: Linkedin e Facebook ed è proprio qui che bisogna fare un passo indietro per capire che stiamo parlando di una vetrina pubblica che restituisce l’immagine della nostra quotidianità. Bisogna porre attenzione a ciò che si pubblica evitando i contenuti sconvenienti che potrebbero danneggiare la nostra immagine. A volte si evince un disallineamento tra ciò che viene espresso in termini di preferenze, hobby e passioni dichiarati nel colloquio con ciò che viene pubblicato e dichiarato nella comunità virtuale.

Da una ricerca dell’Università Cattolica di Milano del 2015, condotta a livello internazionale su 26 Paesi, e che in Italia ha coinvolto 2.742 candidati e 143 recruiter, è emerso che il 35% dei recruiter ha dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione a causa di informazioni contenute sui social. Un dirigente su tre, secondo CareerBuilder, assume i candidati sulla base delle informazioni positive che hanno trovato online. I datori di lavoro sono stati più propensi a fare offerte ai candidati che:

  1. Hanno qualifiche professionali sostenute sui social (42%);
  2. Hanno un’immagine professionale positiva sui social (38%);
  3. Possiedono una grande capacità di comunicazione (38%);
  4. Dimostrano creatività (38%).

Quando si passa ai colloqui di selezione del personale, le valutazioni degli esperti di settore sui candidati sono spesso influenzate da diversi elementi quali preferenza di un candidato piuttosto che un altro in relazione ad opinioni, preconcetti e pregiudizi. Dunque, bisogna porre sempre la giusta attenzione alle diverse sensibilità cercando di essere il più oggettivi possibili focalizzando l’attenzione anche sulle eventuali competenze tecniche e trasversali che i candidati possono incrementare o aggiornare in un secondo momento.

Eduforma pone molta attenzione al momento della selezione dell’utente e attraverso i Finanziamenti Regionali che consentono di proporre svariati percorsi formativi, il nostro staff si impegna a valutare con professionalità le candidature. Questo permette di offrire nuove opportunità di ricollocazione e proporre risorse competenti per le aziende.

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La fidelizzazione come punto di forza: l’importanza del Customer Service

La fidelizzazione come punto di forza: l’importanza del Customer Service

La fidelizzazione come punto di forza l’importanza del Customer Service

Chi pensa ancora che al centro del processo di vendita di un’azienda ci sia il prodotto, si sbaglia.
Oggi tutto ruota attorno al cliente.

Il guru del marketing Philip Kotler già nel 1992 sosteneva l’importanza di mettere il cliente al centro del proprio business e assicurarsi che si senta compreso e supportato.

Il customer care gioca un ruolo fondamentale nell’influenzare l’immagine che il cliente ha di un’azienda. Di conseguenza anche la sua soddisfazione e fidelizzazione al brand.

Il vantaggio di avere un cliente fedele è proprio questo: il costo di acquisizione si abbatte, dato che la fidelizzazione di un utente rende sul lungo periodo. Al contrario, acquisire nuovi clienti richiede molto più tempo e un investimento maggiore in termini economici. Infine, un cliente soddisfatto è un ottimo canale per il passaparola, divenendo una sorta di ambasciatore del proprio brand.

Ma come si costruisce un’efficace servizio di customer care?

Innanzitutto bisogna considerare che i consumatori di oggi sono molto più informati e consapevoli rispetto al passato e questo grazie al web. Un utente prima di scegliere un brand piuttosto che un altro si informa, legge le recensioni e attraverso i molteplici forum cerca di farsi un’ opinione.
Egli stesso può scrivere delle recensioni in ogni momento.

Anche a causa della particolare libertà (non sempre giustificata) che i social hanno fornito agli utenti, in questo particolare momento storico è il consumatore la chiave di ogni vendita e non un semplice spettatore passivo.

Il cliente diventa quindi l’attore principale del business e che pretende un prodotto unico e personalizzato.

Il servizio che si offre al consumatore è infatti parte stessa del processo di vendita e la sua soddisfazione o insoddisfazione possono condizionare anche la perdita o l’acquisizione di nuovi clienti potenziali.
Il potere del cliente è cresciuto come mai prima e la customer care diventa quindi il punto centrale su cui concentrare le attività di marketing e sviluppo.

Un cliente soddisfatto, fedele e fiducioso nei prodotti e servizi che un’azienda offre è quindi la miglior risorsa che qualsiasi azienda potrebbe avere. Più è soddisfatto il cliente, più la reputazione dell’azienda è alta; al contrario, più è scontento e più aumenta la percezione negativa del brand.

Ma quali competenze deve avere un addetto alla Customer Care per poter dare quel valore aggiunto e quei benefici ad un’azienda?

  1. Capacità di fidelizzazione: l’attenzione al cliente non va fornita solamente nel momento della vendita, ma portata avanti  nel tempo;
  2. Capacità di comunicare: una comunicazione efficace  ricopre un ruolo fondamentale, trasmettere le informazioni all’utente senza perdere professionalità e precisione è basilare;
  3. Una formazione continua: dipendenti competenti e preparati sia in ambito trasversale che tecnico, li renderà consapevoli della loro importanza per l’intera organizzazione.

Perché un’azienda possa beneficiare di profili e dipendenti preparati i corsi di formazione per il Customer Care possono integrare aspetti operativi di gestione clienti e reclami con competenze manageriali trasversali indispensabili al ruolo. I fondi della Regione Veneto in questo caso, posso sostenere l’intero processo di inserimento di risorse nuove e preparate grazie ai progetti formativi che vengono realizzati da Enti di Formazione come Eduforma.

Un’analisi mirata dei fabbisogni aziendali, una selezione accurata delle risorse e una formazione professionalizzante  può supportare la tua azienda nel beneficiare di profili preparati.
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Il Team Building: l’importanza di una squadra affiatata

Il Team Building: l’importanza di una squadra affiatata

Il Team Building l’importanza di una squadra affiatata
Il detto chi fa da sé, fa per tre sembra ormai abbandonato dalla logica attuale che vede invece molto più attraente e redditizia la massima l’unione fa la forza: il team building nasce proprio da questo concetto.

Come in ogni situazione la verità stà nel mezzo: gli studi confermano che il gruppo funziona tanto più i singoli membri al suo interno si sentono personalmente valorizzati e riescono a utilizzare le proprie capacità individuali a servizio dell’intelligenza collettiva, riconoscendosi parte del gruppo e perseguendo gli obiettivi comuni.
Nei contesti aziendali, i lavoratori e le lavoratrici si trovano costantemente in situazioni di lavoro in squadra, a volte composta da professionisti di formazione ed esperienze estremamente diverse tra loro. Per trasformare questa diversità in una vera e propria ricchezza è necessario però dedicare tempo ed energie in modo strutturato alla creazione del gruppo.

Il progetto formativo “Collective Intelligence Bootcamp Team Building” promosso da Eduforma e finanziato dalla Regione Veneto è volto proprio a riconoscere motivazioni, skills e aspettative di ogni membro del gruppo, fissare l’obiettivo comune da raggiungere e definire tempi e modalità del lavoro del gruppo.

La metodologia in outdoor consentirà di vivere una vera esperienza di gruppo, identificando modalità relazionali e strumenti di gestione messi in atto dal formatore, che possono facilitare i partecipanti nell’acquisizione di specifiche strategie utilizzabili in contesti di teamwork. Al termine delle attività formative, gli allievi potranno farsi promotori presso i propri contesti di lavoro, di buone pratiche relative al lavoro di gruppo, suggerendo strumenti operativi ed attenzioni da avere nel creare o consolidare realtà di lavoro in team.
Pertanto i partecipanti avranno potenziato le proprie soft skills in linea con le competenze richieste dall’attuale mercato del lavoro e potranno affrontare in modo più strategico le evoluzioni nel proprio ambito professionale, anche in ottica di sviluppo di carriera.

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