Dalla dipendenza all’uomo all’indipendenza da tutti: una riflessione sull’imprenditorialità femminile
Parlare di professionalità e carriera nella cornice della giornata internazionale della donna è sicuramente una sfida anche ai nostri giorni.
In particolare, se pensiamo a specifici settori professionali, il gender risulta ancora uno scoglio importante per l’accesso alle opportunità lavorative delle donne.
Uno di questi ambiti è sicuramente il mondo delle nuove tecnologie digitali che risultano un segmento in espansione del mercato con crescenti esigenze di personale qualificato, in cui però le donne faticano a trovare uno spazio di rilievo o a promuovere proprie idee imprenditoriali innovative.

Eduforma, grazie ad un finanziamento regionale, sta promuovendo una serie di percorsi formativi volti a diminuire il gap di genere che contraddistingue le professioni digital e promuovere l’autoimprenditorialità femminile.
Come stimolo di riflessione in questa giornata, abbiamo voluto riportare il pensiero di una delle partecipanti coinvolte nelle attività formative, che ci porta più vicino al punto di vista di una donna impegnata a raggiungere la propria affermazione professionale in un ambito complesso e pieno di sfide.
Buona lettura!
“A breve sarà la festa della donna e ognuna di noi avrà appuntamento con la propria coscienza. Non sarebbe giusto considerarla esclusivamente una festa celebrativa, anzi, dovrebbe essere un’occasione per riflettere riguardo al ruolo della donna oggi, alle aspettative e, sfortunatamente, alle non aspettative nei nostri confronti.
 
Dico questo perché ancora oggi non ci si aspetta una donna sindaco, una donna alla guida di un’azienda, una donna con un’idea imprenditoriale di successo in grado di soverchiare l’uomo imprenditore.
Il consiglio che voglio dare a me stessa è quello di essere…più uomo.
 
Ora mi spiego meglio…da sempre i due sessi si sono contraddistinti per caratteristiche e costruzioni sociali differenti, se non opposte, che spesso non riflettono la realtà. All’uomo è spesso associata l’immagine di forza, perseveranza, stabilità, mentre la donna è vittima delle proprie emozioni, stati d’animo e dall’eccessiva sensibilità verso l’altro. Secondo tale ragionamento siamo inette al ruolo di leader, incapaci di essere professionali e di compiere delle scelte ponderate. Questa concezione comporta delle gravi conseguenze riguardo l’affidabilità della donna in ambito lavorativo. Scelgo di non rassegnarmi di fronte a questi stereotipi e di sentirmi libera nel compiere azioni che non rientrano all’interno delle aspettative/non aspettative nei miei confronti e nel far questo prendo esempio dal comportamento, dal modo di essere degli uomini. Scelgo di essere sicura nelle mie decisioni, determinata nel portarle avanti. Scelgo di essere coraggiosa e di credere nelle mie idee.
 
Propongo a me stessa di essere più consapevole e sicura dei miei limiti e delle mie debolezze, con il coraggio però di affrontarli, senza esserne mai assoggettata. Non voglio rinunciare alle mie ambizioni per paura di essere considerata fredda, calcolatrice e poco sensibile all’interesse altrui, non voglio rimanere in silenzio per paura di dire qualcosa di sbagliato. Voglio imparare ad azzardare, a prendermi a carico compiti che possono apparire (forse anche essere) al di fuori delle mie capacità, per capire quanto in là posso spingermi. Il fallimento esiste, così come le situazioni senza via d’uscita, ma non per questo bisogna rinunciare ai propri obiettivi già in partenza, ponendosi infiniti dubbi e paranoie. Al contrario, una situazione di difficoltà mi permetterebbe di conoscere la mia forza mentale, il mio desiderio di mettermi in gioco e la mia capacità di risolvere i problemi.
 
Intendo concedere a me stessa la possibilità di sbagliare, di fare considerazioni e domande stupide ed inappropriate. Non tutte le mie idee possono essere così stupide come credo che siano.
 
Credo che per me sia ancora troppo presto intraprendere una carriera come libera professionista perché non ho ancora maturato sufficiente esperienza professionale.
L’essere coinvolta in questo corso, però, mi ha permesso di entrare in contatto con donne che la pensano come me, con la mia stessa voglia di lavorare con passione e determinate nel realizzare i propri obiettivi in un futuro non troppo lontano. Forse è proprio la partecipazione a questo corso che mi ha permesso di essere maggiormente consapevole di questa realtà, spingendomi a riflettere di più su me stessa e sui miei obiettivi in ambito lavorativo.
 
Quale insegnamento posso ricavare da questa esperienza a quota rosa?
 
Il buon proposito di non smettere mai di pormi domande, di seguire il mio istinto quando una situazione non mi piace, mi appare stridente e non funziona come vorrei, e soprattutto che la soluzione proposta non è sempre l’unica che può risultare efficace.
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